13 dicembre 2013

V FOR VENDETTA di Alan Moore e David Lloyd

V for Vendetta

di Alan Moore e David Lloyd
Supplemento alla Rivista Corto Maltese
Aprile- Settembre 1991 Rizzoli

Ci sono cose che non sono state dette o scritte su quest'opera di Moore e Lloyd? In realtà si, ma non ne facciamo un dramma. V for Vendetta è sicuramente un capolavoro del '900, lo si vede anche da come ha influito sulla società con i suoi simboli, è un magico prodotto alchemico che ha saputo imporsi per la forza della narrazione e per la potente descrittività di Lloyd, con i suoi chiaro-scuri opprimenti, purtroppo resi male in questa edizione della Rizzoli che, prima in italia, pubblicò l'opera come allegato di Corto Maltese dopo la felice esperienza degli Watchmen.

Ti lascio con le righe di Stefano Negrini che fanno da prefazione alla pubblicazione:
L'Uomo del Rinascimento
Eccolo di nuovo. Dopo aver scardinato le convenzioni e la compiacenza del fumetto classico nel grande Watchmen, Alan Moore ci scodella un'altra storia di quelle che lasciano il segno, V for Vendetta. Gli anglosassoni definiscono Reinassance man, uomo del Rinascimento, l'uomo dal talento versatile e multiforme, l'uomo dai mille interessi e dalle mille curiosità, che lascia la propria impronta geniale e originale in tutto ciò che fa, distinguendosi per brio e levità.

Se oggi il fumetto ha un uomo del Rinascimento, questo è proprio Alan Moore: in appena una decina d'anni (e senza fare troppa gavetta), questo allampanato signore inglese dall'aria neohippy ha creato il personaggio di Marvelman, ha ridato vita all'agonizzante Swamp Thing, ha sceneggiato il ciclopico Watchmen, ha fondato una casa editrice di fumetti, ha collaborato con i più egregi disegnatori britannici e americani a serie come Big Numbers, Lost Girls e From Hell e ha scritto un romanzo, e tutto ciò con un'intelligenza, una giocosità e un gusto che sono ormai la sua inconfondibile cifra stilistica. Come un tempo al cinema c'era il Luitsch Touch, oggi si potrebbe parlare di un Moore Touch.


Ciò che più stupisce di Moore è la sua capacità di prendere dei materiali di risulta, dei cascami letterari e cinematografici e di ricavare da essi dei capolavori: la definitiva demistificazione di una tradizione (Watchmen) non prende forse le mosse da un assai poco promettente manipolo di supereroi imbolsiti?

Analogamente, anche i materiali e i personaggi di V for Vendetta appaiono di primo acchito poco promettenti: un futuribile fascismo britannico già ipotizzato da parecchia fantascienza, un vendicatore da melodramma, figure quasi risapute di leccapiedi di regime, un personaggio già visto e rivisto di poliziotto onesto intristito nel cinismo, tutto il repertorio di vizi, sciaccallaggi e perversioni che si accompagna alla dissoluzione di una dittatura; tutta roba non certo di prima mano, che però grazie a Moore ( che non fa certo mistero di essersi ispirato a Orwell, a Huxley, alla fantascienza di Bradbury e di Ellison, ai film di Vincent Price e a Robin Hood) prende nuova vita, assume una nuova freschezza e da vecchiume torna a trasformarsi in scheggia di verità.

Nulla di inedito nell'orrore del campo di concentramento di Larkhill, nel sadomasochismo dei coniugi Almond, nella paranoia del Leader, negli ossessivi richiami al patriottismo della dittatura, nell'oscena falsa coscienza dei servitori del regime, eppure nelle mani di Moore tutto questo sembra nuovo, tutto questo vibra di rabbia e di sdegno, grida l' indignazione dell'intelligenza e dell'umanità offese.

E in questo Moore trova l'ausilio dell'eccellente David Lloyd e del suo disegno sommesso, apparentemente opaco, ma in realtà (per chi sappia vedere) fitto di squarci toccanti o lancinanti. Senza bellurie, senza effettismi, Lloyd sa dire una tragedia con una sola scelta di un'inquadratura, ideale compagno di tanto sceneggiatore. Tutto su Alan Moore



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