28 settembre 2013

GLI UOMINI DAGLI OCCHI DI PIOMBO di Héctor Oesterheld e Alberto Breccia

GLI UOMINI DAGLI OCCHI DI PIOMBO
di Héctor Oesterheld e Alberto Breccia
Mondadori 1974

Dall'introduzione al volume di Beppi Zancan.

Mort Cinder è il capolavoro di Alberto Breccia. Chi è Mort Cinder? Chi è Alberto Breccia? Chi sa la soluzione "finale", sarebbe tentato di rispondere: sono la stessa persona. Ma non avrebbe risolto niente.
Conobbi Mort Cinder circa un anno e mezzo fa, e guardai quelle tavole un po' allite con esterrefatto stupore. Continuavo a chiedermi come erano state fatte. Questo non lo si capisce dalle riproduzioni, gli originali hanno mille gradazioni di neri e grigi che diventano marroni, verdi e gialli. Mort Cinder andrebbe pubblicato come un libro d'arte. Guardavo quell'incredibile varietà di segni, e mi chiedevo come erano stati fatti: pennello, penna o che cosa?
Poi un bel giorno, conobbi Alberto Breccia. Quando entrò, rimasi di sasso. Era esattamente come Ezra Winston, l'antiquario che è il vero protagonista delle storie di Mort Cinder. Lo stesso volto triste, dallo sguardo spento: un volto senza età.
Ora Breccia era davanti a me, e rispondeva gentilmente alle mie domande. Ma entrare nel "cervello" di Breccia era altrettanto difficile che entrare in Mort Cinder... Cominciai alla lontana, chiedendogli se pensava che il suo prodotto, le sue storie a fumetti, fossero arte o semplice artigianato.

Mi rispose che non erano né l'uno né l'altro. "Mi diverto a farle" mi disse. Allora gli domandai se era anche pittore. Mi rispose che lo era, ma che dipingeva poco, perché preferiva dedicarsi al fumetto, un mezzo che gli consentiva di esprimersi meglio. Fumetti e pittura stavano, per lui, sullo stesso piano, avevano lo stesso valore. Lo interrogai sulla sua vita. Seppi che era nato nel 1919, che era uruguayano. Che viveva e lavorava a Buenos Aires. Che aveva un figlio pittore e "fumettaro".

Da quando aveva diciannove anni, Breccia ha vissuto del suo lavoro di disegnatore. Mi disse d'aver passato anche dei momenti molto brutti, specialmente per il suo rifiuto di adattarsi alle esigenze commerciali. "Disegnavo perché mi piaceva, senza pensare a guadagnare denaro, e difatti non ne guadagnavo..." I primi anni lavorò molto per imparare a disegnare; copiava e si tormentava. Il suo primo personaggio fu "comico": Pancho Lòpez. Poi venne Vito Nervio, un avventuroso detective. E anche llustrazioni di libri per ragazzi, pubblicità. Ma Breccia non parla volentieri di questo suo passato remoto, perché è solo da Mort Cinder in poi che sente di aver realizzato quello che aveva sempre cercato.

Mort Cinder è del 1962. Rappresenta una svolta nella carriera di Breccia, e forse anche nella storia del fumetto. Come avvenne? Breccia ci dice che tutto nacque da un colloquio tra lui e Hugo Pratt avventuto a Palermo. Pare dunque che Pratt gli dicesse: "Vos vos una puta barata, porque estàs haciendo mierda pudiendo hacer algo mejor". E Breccia fece "meglio", cioè fece Mort Cinder, il suo capolavoro.

Mort Cinder, oltre a Breccia, ha un altro padre, Hector Oesterheld che ha contribuito all'ideazione e ha scenggiato le storie. Ed è proprio Hoesterheld a darci la chiave per capire questo strano personaggio: "Mort Cinder è la morte che non cessa di esserlo. Un eroe che muore e che risuscita. In Mort Cinder c'è l'angoscia, la tortura...".
Chi è Mort Cinder? Apparentemente e superficialmente, un uomo che non muore mai, omeglio, che può risuscitare per vivere altre avventure dove solo può morire. In realtà Mort CInder è solo un trucco per farci sentire più reali, più vere, situazioni in cui la vera protagonista è la morte. Mort Cinder ha vissuto in tutti i tempi, e in tutte le situazioni storiche. Era uno schiavo sulle navi negriere. Era uno dei tanti che hanno costruito la torre di Babele. Era uno degli Spartani alle Termopili. Un condannato del penitenziario di Blue Dove. Un combattente nella seconda guerra mondiale. Mort Cinder è stato dappertutto, ha sofferto dappertutto. Mort CInder è in realtà un non-personaggio.

Tutti gli episodi di questo straordinario fumetto partono da un oggetto antico che l'antiquario Ezra Winston ritrova nella sua bottega. Come divce Oesterheld "Ogni cosa vecchia è impregnata di storia passata". Ezra meditando sull'oggetto, invia Mort Cinder nel passato e tramite lui, rivive da protagonista i fatti del passato. Perciò anche Ezra è un non-personaggio, l'altra faccia della medaglia rappresentata da Mort. Il vero contenuto di questo fumetto è, forse, un rivivere la storia come se riaccadesse ora, una meditazione sul tempo.

Sarebbe perciò errato considerare Mort Cinder come un essere dai super poteri, un eroe del senso tradizionale dei fumetti. Mort Cinder non può nulla contro il corso della storia, non può salvare nessuno, può solamente assistere allo svolgersi degli avvenimenti. E l'antiquario Ezra, il sosia di Breccia, assiste insieme a lui. I veri protagonisti sono gli altri: quelli che inventano la torre di Babele, quelli che difendono le Termopili, quelli che riescono a fuggire dalla nave degli schiavi, o dal penitenziario. Sono questi i veri personaggi eroici, impegnati a realizzare se stessi nella Storia che diventa tragica Avventura.

Le tavole di Mort Cinder portano le date 1962, 1963 e 1964, e sono suddivise nei seguenti episodi:
Episodio introduttivo (6 tavole)
Gli uomini dagli occhi di piombo (81 tavole)
Il disertore (12 tavole)
La torre di babele (19 tavole)
Nel penitenziario: Marlin (14 tavole)
Nel penitenziario: il Frate (13 tavole)
Sacrificio alla luna (11 tavole)
La nave degli schiavi (11 tavole)
La tomba egiziana (13 tavole)
Le Termopili (27 tavole)

Sono tavole di grande formato (altezza 525mm; base 390mm) suddivise in tre striscie, ciascuna di due o una vignetta, tranne alcune iniziali dell'episodio "Gli uomini dagli occhi di piombo", che hanno un formato e una suddivisione diversa. La carta è patinata. La tecnica usata è complessa. Breccia, per Mort Cinder ha usato il pennello e l'inchiostro di china variamente diluito, a volte mescolato con la colla (quella solida, tipo cocoina). Ma oltre al pennello, ha usato anche la lametta da barba, sia per i segni che per le campiture irregolari.
Inoltre, mi ha detto di aver fatto largo uso di oggetti disparati come tamponi per ottenere impronte, macchie, sfondi, tra questi, caratteristica, la guarnizione in gomma di un manubrio di bicicletta.
Negli episodi del penitenziario, Breccia ha anche fatto un magistrale uso del retino. Gli episodi dove Breccia raggiunge il vertice del magistero grafico sono, a mio avviso, ma non soltanto al mio, "Gli uomini dagli occhi di piombo", i due episodi del penitenziario. "Le Termopili"

Breccia lavora circa sei ore al giorno, con regolarità. Preferisce lavorare al mattino e comunque con una luce diurna. Non lavora mai alla luce artificiale. Usa un tavolo piano e non verticale. Il suo metodo di lavoro consiste nello schizzare a matita l'intera tavola, lasciarla riposare fino al giorno dopo, riesaminarla e inchiostrarla. Il segno di Breccia è meravigliosamente sicuro, scattante, deciso e delicato assieme. Non si notano, sugli originali, tracce di pentimenti e cancellature. Tuttoè come eseguito di getto. E' un grande maestro del disegno. Anche se il suo pittore preferito è Bosch (insieme a Bruegel), il suo modo di disegnare è più vicino a quello di Rembrandt. Quello che Breccia ritiene il più grande disegnatore di fumetti, Harold Foster, il Foster di Tarzan, non mi sembra abbia influssi evidenti nelle tavole di Mort Cinder. (Nelle tavole di "Vito Nervio" ho invece riscontrato un deciso influsso di Milton Caniff).

Si sa che i fumetti si divisono in due grandi categorie, quelli comici e quelli di avventura. All'interno di queste due categorie, si possono operare altre suddivisioni. Per quanto riguarda il contenuto, Mort Cinder, tra i fumetti d'avventura, potrebbe essere catalogato fra i fumetti di fanta-storia, o meglio, di fanta-filosofia della storia (mi perdonino i professori). Anche se la tematica è quella della morte, non mi sembra che Mort Cinder sia un fumetto dell'orrore, perché non ha come scopo diretto quello di suscitare orrore e paura. Anzi, l'impressione che uno ricava, a lettura finita, è di una esaltazione dei valori eroici dell'uomo, che sa morire, come gli spartani alle Termopili, guardando in faccia la morte.

Per quanto riguarda la realizzazione grafica, vanto e orgoglio di Breccia, inserirei Mort Cinder fra i fumetti "pittorici", quelli cioè che più al linguaggio del cinema (Dick Tracy, Rip Kirby) o della letteratura (Principe Valentino), si rifanno al linguaggio della pittura. Le tavole di Breccia mirano a suggestionare con la forza dei loro effetti grafici, con un gioco espressionistico di bianchi e di neri, un ritmo sganciato da ogni parentela col "fotogramma", e con la loro totale noncuranza di ogni fedeltà "veristica" all'inquadratura.
Il loro realismo è visionario, della realtà vissuta dal di dentro. In questo senso Breccia è un grande maestro capo-scuola, riconosciuto come tale in tutto il mondo dagli addetti al mestiere. Anche se splendidamente e accuratamente disegnato, Mort Cinder non ci da alcuna utile informazione sul mondo esteriore, ma crea dentro di noi una strana sensazione, che unisce melanconia e orgoglio, come se nelle sue avventure si scoprisse una verità amara, ma importante per l'uomo e per il suo futuro. Alcune Tavole

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