23 luglio 2012

DEN - Viaggio nel paese di Giammai di Richard Corben

DEN Viaggio nel paese di Giammai

di Richard CorbenMilano LIbri . 1979

Questo avrebbe dovuto essere il primo post dedicato all'opera di Richard Corben, così non è stato, ho un po' mescolato le carte fregandomente della filologia e della scala temporale.

Per meglio capire cos'è questo fumetto, chi è Corben, vi lascio all'introduzione del volume curata da Philip Jose Farmer.

C'era una volta una contadinella del Kansas che passando attraverso un buco nel muro si trasfrì dalla Terra a un'altra dimensione, Si chiamava Dorothy Gale, e il mondo dall'altra parte del buco era il paese di Oz. Vi conobbe maghi, streghe, essere umani e non umani. Alcuni le furono amici, altri non troppo.

Ora incontriamo in un nuovo Kansas un celibe e introverso giovanotto: David Ellis Norman (DEN). Il mezzo di trasporto che lo trasferisce dall'altra parte del buco non è quello utilizzato da Dorothy. Il suo primo ingresso, temporalmente breve, si deve a un sogno che può essere motivato telepaticamente, oppure no. Il secondo, più duraturo, si deve a certi mezzi magico-elettronici utilizzati da uno stregone scomparso anni prima: suo zio.

Cominciamo con l'incontrare il nostro eroe dinanzi le rovine di Niebore, senza dubbio il paesaggio interiore della mente di Corben, e pertanto di gran significato psicologico e simbolico. A partire da questo punto viviamo una serie di avventure nel paese di Giammai. (Avventure fittizie senza alcun legame col significato del toponimo). Giammai non è, anche se ci affanniamo a cercare parallelismi, il paese di Oz. L'unico rapporto possibile è che Giammai, malgrado i suoi orrori, è il mondo desiderato da Corben, come Oz lo fu per Baum.

Ma mentre Baum dovette ricorrere a un illustratore per mostrare il suo mondo, Corben è in grado di far tutto da solo. E che mondo...che ricchezza immaginativa sprigiona dal subcosciente dell'artista... Primitive visioni di ciò che furono forse i nostri predecessori animaloidi di fronte al dominio dei primi umanoidi. Ancora nel 1978, dopo milioni di anni, persistono nell'uomo, come matrice, gli stessi sentimenti, emozioni, volontà e principi artistici.

Nell'uomo di oggi la mente cosciente non è troppo vicina all'inconscio. Esiste tra loro una frontiera assai difficile da varcare. Sottilissima, affilata come un rasoio, su cui possono passare senza cadere nell'abisso. Ma vi sono persone creative che sanno camminare su questa corda e usare questo ponte come se si trattasse di un facile sentiero. Richard Corben è uno di questi acrobati spregiudicati. Cammino con sicuro equilibrio dalla sua visione dell'antica Età della Pietra (l'inconscio) fino al presente. E va oltre ancora oltre, per ritornare all'inizio.

Il disegno di Corben è unico. Basta vedere il primo per riconoscere immediatamente tutti glia altri, anche privi di firma. Il suo stile è una mescolanza sottile (a volte non troppo) del paleolitico e del moderno, del magico e dello scientifico. Per lui è semplice creare uno spettro cronologico complesso di mezzo milione d'anni, tento nei suoi personaggi quanto nelle sue scenografie. Den è uno dei migliori esempi di questo aspetto dell'arte di Corben.

E' qualcosa che si vede , si sente in tutto ciò che fa. Un buon esempio è il ritratto di Tars Tarkas, guerriero di Barssom, il compagno non umano di John Carter secondo Edgar Rice Burroughs (il miglior ritratto di Tarkas che abbia mai visto).

Nella sua opera sembra che Corben voglia mostrarci un selvaggio primitivo, più o meno intelligente, che esce vittorioso dalla sua lotta. Ma qualcosa ci da la sensazione che, appena al di là dei limiti del disegno, esista un macchinario dalla tecnologia avanzata, navi spaziali, cannoni a proiettili radioattivi... e una città. Forse tutto questo si trova solo nella mia fantasia, dopo che ho dedicato tutta la vita alla lettura delle opere di Burroughs. Tuttavia credo che qualsiasi persona sensibile, che non conosca i racconti del ciclo di Barssom, possa giungere alla stessa impressione.

Perché DEN, indubbiamente, provoca questo sentimento. La scena è una sorta d'immenso deserto, attraverso nell'uno e nell'altro senso da esseri mostruosi che si trascinano sulla sabbia verso le rovine, mentre qualcosa di Lovecraft sembra affacciarsi misteriosamente da sottoterra. Come nella maggioranza delle opere di Corben, qualcosa di malizioso si nasconde oltre l'orizzonte (sarà quell'antica paura che assedia in nostro inconscio?).

Le vicende di DEN si svolgono su un fondale che facilita l'azione, come la coperta di una corazzata sgomberata per il posto di combattimento. I personaggi sono altrettanto semplici, o forse fondamentali., quanto quelli dei dipinti rupestri di Lascaux. Ci ricordano in realtà gli antichi disegni dell'Età della Pietra.

La storia narrata in questo libro, anche se completa in se stessa, richiede una continuità. Molte domande dovranno trovare una risposta se il lettore esige qualcosa di più di un trionfo temporaneo dell'eroe e dell'eroina. Come può DEN essere la reincarnazione di suo zio, se questi ancora vive, o almeno esiste come fantasma? Mostri ed esseri umani si mangiano l'un l'altro, ma dove sono la vegetazione e gli animali che per forza devono sopperire alle necessità alimentari? Come, senza vegetazione, si costituisce la provvista d'ossigeno? Da dove provengono i mostri intelligenti, l'uomo ramarro e i suoi congeneri?

Anche se ci si risponde che DEN altro non è che un romanzo illustrato, un moderno fumetto che ci mostra un universo alieno, Giammai dev'essere un mondo spiegato logicamente, come lo sono il Kansas, Oz e la Terra. Sono certo che Corben possiede le risposte, e sono ansioso di conoscerle in un'altra o più storie. E scommetto che ne è ansioso anche il lettore.

Philip José Farmer    Il sito ufficiale di Corben (da navigare tutto)



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